sabato 30 agosto 2025
39. ESPANSIONE
mercoledì 20 agosto 2025
38. CAPITOLO DICIASSETTESIMO
giovedì 14 agosto 2025
37. CAPITOLO SEDICESIMO
Nessuno sa cosa sarà di noi a riabilitazione avvenuta: eccettuata la vecchia Faith, che appartiene alla comunità dell’Isola da tempo immemore, finiremo tutti per andarcene. Ma la nostra destinazione ultima rimane sconosciuta. Ogni sei mesi i più anziani fra noi vengono portati via a bordo di grosse macchine nere, per essere tradotti non si sa dove; al loro posto subentrano i nuovi arrivi, prelevati direttamente dalla Struttura.
mercoledì 13 agosto 2025
36. LA PAROLA ALL'AUTORE
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Cari amici,
mercoledì 6 agosto 2025
35. LA PAROLA ALL'AUTORE
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domenica 3 agosto 2025
34. CAPITOLO QUINDICESIMO
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martedì 29 luglio 2025
33. LA PAROLA ALL'AUTORE
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venerdì 25 luglio 2025
32. CAPITOLO QUATTORDICESIMO
Più tardi, mentre cammino sola e mesta lungo il viale, osservo le lampade già accese dietro vetri e tendine; la giornata è scura, sembra quasi autunno. Mi perdo a osservare gli appartamenti della città, indovinando quello che succede in ogni interno. Immagino una moltitudine di persone, gente di tutte le età, bimbi senza pensieri, vecchi al termine della loro esistenza, mamme indaffarate di ritorno dal lavoro, tutti con una peculiare vicenda da raccontare, e tutti, ma proprio tutti, molto più contenti di me. O forse sono semplicemente inconsapevoli, non vedono l’acciaio dietro cui sono rinchiusi: ma il risultato, alla fine, è il medesimo, sono liberi per il solo fatto di non conoscere la loro prigione. Mentre io, che ho osato chiamarla col suo nome, non riesco più a mettere il naso fuori dalle sue sbarre.
Appoggiata al banco del locale, invio un messaggio a Milo, intimandogli di raggiungermi. Non ho voglia di aspettare i suoi comodi fino a stasera, e lui non ha scuse per rifiutare: non salta mai la pausa pranzo, a meno di non essere a un passo da un concerto importante – e non è questo il caso.
lunedì 21 luglio 2025
31. LA PAROLA ALL'AUTORE
Nota: questo pezzo deve molto alle idee di C.G.Jung e di Giorgia Sitta.
mercoledì 16 luglio 2025
30. CAPITOLO TREDICESIMO
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domenica 13 luglio 2025
29. LA PAROLA ALL'AUTORE
venerdì 11 luglio 2025
28. ESPANSIONI
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martedì 8 luglio 2025
27. CAPITOLO DODICESIMO
Guidando verso casa rimugino sulle parole del sanitario; il suo tono e la scelta delle espressioni assicurano che c’è poco da scherzare. Stavolta non sarò in grado di svicolare, come ignorare le sue disposizioni? La minaccia di coinvolgere il mio ragazzo – anche se non vedo a che titolo – mi turba enormemente. Devo mettermi in contatto con lui, avvertirlo.
Finiamo per trascorrere ore seduti su una delle antiche panchine in pietra, lui immerso per la centesima volta nelle mie novelle, io con matita e blocchetto pronti all’uso. La serenità di questo edificio ha fatto nascere in me l’improvvisa urgenza di scrivere, ma ogni volta che attacco una frase sono costretta a tornare indietro e cancellare: dalla mia penna non escono altro che allusioni al quartiere degli artisti, ma so di non potermi permettere il più piccolo accenno. Oh, se solo esistesse un luogo, fuori dallo spazio e fuori dal tempo, una piccola stanza invisibile in cui poterli incontrare di nuovo! Ne varcherei la soglia immediatamente, anche se si trattasse di un unico pomeriggio, di poche e fugaci ore da vivere insieme. Ci sono mille cose che vorrei condividere, e altre mille che vorrei spartissero con me. Ma un posto simile non l’hanno ancora inventato, perciò continuo testarda a pensarli, a pensarli forte e poi più forte, perché… chi lo sa? magari in questo modo sapranno quanto desideri vederli, magari in questo modo riusciranno a sentirmi.
venerdì 4 luglio 2025
26. LA PAROLA ALL'AUTORE
Angoli di Conforto
io.
Immobili
le sbarre.
Proteggono
me.
Proteggo
io loro?
Racchiudono
me.
Racchiudo
io loro?
*
Ferma
Al sicuro.
Stai sulla riva.
Se non ti immergi.
Asciutta, perdi.
I tesori del fondale.
Stai al sicuro.
Sulla riva.
Ferma.
*
Il cappio
si scioglie.
Il gancio
si spezza.
Si espande
il cerchio.
Si sfuma
il limite.
Un’orma
sul terreno.
Appare oltre
il rifugio.
martedì 1 luglio 2025
25. ESPANSIONI
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Sotto il nome Espansioni trovate quella parte di narrazione che segue le esistenze dei nostri personaggi, ma non compare nel testo originale; perché il mondo di Liz si dirama in modi inaspettati..
*
sabato 28 giugno 2025
24. CAPITOLO UNDICESIMO
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martedì 24 giugno 2025
23. CAPITOLO DECIMO
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Sapendo che non ho nessuna pratica in materia, Milo è ben deciso ad aiutarmi con le iniezioni di Olvido, il farmaco indicato dal Dottor Cautiverio; ma io ho bisogno di capire se questa terapia intendo seguirla veramente - anche se mi guardo bene dal rivelarlo. Ogni volta che mi interrogo, mi rispondo di no: è così profondamente ingiusto! Obbedire ciecamente è la regola, ma stavolta non ho intenzione di darla vinta a nessuno.
Fingerò, non sarà poi così difficile. Racconterò che preferisco provvedere da sola a tutto, che il medico mi ha mostrato il sistema più indolore per le punture: Milo non mi crede capace di una tal recita e non avrà sospetti. Lo so, sarei più credibile se non avessi insistito tanto perché mi accompagnasse al centro sangue un anno fa, ma la situazione allora era totalmente diversa: intanto non si trattava di un semplice prelievo, ma di una vera e propria donazione – qui da noi le donazioni sono eventi obbligatori per la popolazione, il loro scopo è procurare a ogni Classe piena autonomia, sia mai che bussiamo alle emoteche altrui! Ma, per la verità, in quel caso era stata più che altro la macchina con tutti i suoi tubicini a mandarmi in tilt, non gli aghi; lo convincerò che non mi danno alcun fastidio, per quanto spessi e letali possano apparire.
Mi sono fasciata la testa inutilmente: Milo accetta la mia parola, perché non mi vede nella veste di chi osa lanciare la sfida. Pensa che io non abbia l’audacia necessaria, e fino a oggi era proprio così. Il che, se non mi fa onore, almeno gioca in mio favore nella situazione in cui mi trovo.
Solo una cosa mi spiace immensamente: che non si sia scomposto affatto. Alla notizia che mi si invita – mi si obbliga! – a danneggiare irreparabilmente la mia memoria, lui non ha aperto bocca, si è limitato a mettere a disposizione le sue squisite doti da infermiere, affrontando la questione unicamente dal punto di vista logistico: capisco che voglia difendere il Sistema che lo ha cresciuto, ma a qualunque costo? Anche quando calpesta quel poco di intimo che ci è rimasto?
Si comporta come se tutto andasse per il verso giusto, come se ogni individuo venisse favorito nella vita, ma non è affatto così: se a lui è concesso regalarci le sue meravigliose canzoni, c’è chi invece vive nel divieto assoluto di tirare fuori ciò che ha dentro, quasi fosse inutile. O fosse un crimine. Solo la disciplina conta, con le sue sciocche regole, solo il nostro Inquadramento e il profitto che ci riesce di cavarne. Niente spazio per i desideri.
Questa profonda differenza di vedute mi amareggia molto e so che lui se n’è accorto; e, se non voglio casini, mi conviene lasciargli credere che sia il suo modo di fare ciò che mi angustia di più, ma sotto sotto c’è dell’altro. Non seguirò quell’infernale terapia, non accetto di scordare il quartiere degli artisti né quello che mi ha dato, non voglio cancellare Jan, la sua storia, la prova schiacciante che le gabbie dorate in cui viviamo non funzionano. Non mi ruberanno la sensazione tanto nitida del suo tocco sulla pelle, voglio tenere quell’immagine per sempre con me, giorno dopo giorno, anno dopo anno: non posso più tornare indietro ormai, le sue dita che mi sfiorano il polso sono diventate la mia versione personale di profondo.
Di solito, quando Milo prepara la cena, io mi accomodo al tavolo di cucina e lo osservo controllare cottura e sapidità delle pietanze, aggiungere qualche spezia, sfumare con una goccia di vino: è un cuoco niente male, e non consulta mai un ricettario. Se è venerdì, mi concedo un calice di bianco fermo, il mio favorito, e mi godo l’aroma che aleggia nell’ambiente; Milo ha un sesto senso per l’armonia dei sapori, tenergli compagnia ai fornelli è ogni volta motivo di relax e di gioia.
Eccezion fatta per gli ultimi giorni. Al momento sono un tantino avvelenata nei suoi riguardi e, sebbene non abbia voglia di ulteriori discussioni, non so spiegarmi perché lui non torni più sull’argomento: come se non ci fosse altro da approfondire, come se la questione sapesse d’aria fritta. Per lui il discorso è morto lì, mentre per me è ancora vivo e vegeto, mi ribolle nello stomaco come lava nella pancia di un vulcano. Mi sento trascurata, incompresa, e questo mi disorienta: mai quest’uomo mi aveva trasmesso sensazioni simili prima d’ora. Così trascorriamo assieme diverse serate funeree, consumando i pasti in silenzio. Le poche parole che ci scambiamo sono sciocchi convenevoli, semplici mezze frasi dalla mera funzione organizzativa, del tipo “mi fai il favore di passarmi il pane?” o “che danno stasera in tv?”
Andiamo avanti in questo modo per un po’, fino a che, finalmente, durante una passeggiata sul fiume al crepuscolo, le sue vere motivazioni vengono a galla. Camminiamo lentamente a lato di una strada poco trafficata, la luce fresca e azzurrina è quella che pian piano conduce verso sera. È ovvio che Milo si sente ispirato in modo particolare – oppure è solo stufo della piega lugubre che hanno preso le cose fra noi - perché si apre a confidenze di cui non avevo idea; tenendo ben salda la mia mano nella sua, inizia a raccontare fatti risalenti a molti anni addietro, quando era ancora un mocciosetto viziato.
La vicenda di cui mi mette a parte è piuttosto simile alla mia: una donna ancora giovane, collega di sua madre, che di punto in bianco diviene aspra e insoddisfatta, talmente inadempiente sul lavoro da ritrovarsi relegata in un’altra Classe.
“In un’altra Classe? Non sapevo ci fosse modo di cambiare Rango” esclamo io, d’un tratto attentissima all’argomento: se un’eccezione è stata possibile in passato, forse potrà esserlo di nuovo, forse potrà esserlo per Jan. Sono tutta orecchi.
“Ma che hai capito?” sbuffa lui, “ciò che decide la Commissione è definitivo: non si sfugge all’Inquadramento, quella tizia è stata banalmente declassata. Certo non l’hanno inserita nelle Dominanti” replica amaro e sarcastico, e mi piacerebbe insistere sulle sue parole e sulla scelta del verbo “sfuggire”, ma non è il caso di star qui a puntualizzare. Secondo Milo la donna era stata trasferita nella Zona Otto senza grandi risultati e in capo a sei mesi le avevano trovato un letto in Struttura; per riparare il guasto, si diceva. La notte in cui l’avevano portata via era calda e afosa, i grilli cantavano a gran voce nel prato. Milo aveva osservato la sua finestra, un quadratino luminoso nell’inchiostro scuro delle ore piccole, poi aveva scorto lunghe ombre scivolare nel vuoto della strada sottostante, aveva udito passi volare su per le scale e singhiozzi convulsi fino allo spegnersi della casa intera. Non lo aveva più dimenticato.
“Questo non deve succedere anche a te” conclude fissandomi serio, e io incrocio le braccia risentita: so fare bene il mio lavoro. “Sono fra i migliori dell’ufficio” protesto.
Lui mi fa notare che l’inadempienza non è la sola causa di declassamento, e mi abbraccia tanto stretta che temo di soffocare: “Dolcezza mia, devi guardarti le spalle. Come vivrei se ti perdessi?”
40. CAPITOLO DICIOTTESIMO
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(Fai doppio tap sul testo: ingrandirai l'immagine e ottimizzerai la lettura.) Ciao a tutti, sono Elisa Conserva , ho 43 anni e abito sul...
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